Dopo la visione del pilot l'attesa per i nuovi episodi della serie è stata molto alta, come anche le aspettative. E posso affermare, dopo aver visto la seconda e la terza puntata, che ne è valsa la pena. La serie conferma tutto il suo potenziale, grazie alla miscela di dramma e poliziesco che riesce a coinvolgere sia a livello visivo che emozionale.
Come nel pilot, però, la parte più interessante del racconto è quella relativa alla sfera famigliare. In questo episodio la moglie di Britten, Hannah, scopre qualcosa di nuovo su suo figlio che la aiuterà a confrontarsi con la sua morte. Molto bella la scena nella quale si alternano Hannah e Rex alla guida della motocicletta davanti agli occhi di Michael.
Nel finale, da sottolineare il grande colpo di scena, che mette tutto in discussione gettando un alone di mistero e di complotto sull'intera faccenda dell'incidente.
Nel terzo episodio, intitolato "Guilty", l'attenzione viene spostata maggiormente sul caso di polizia, anche perché coinvolge, suo malgrado, Rex, rapito da un uomo evaso di prigione dopo dieci anni dal suo arresto, compiuto proprio da Michael e dal suo collego dell'epoca.
Michael non ha altra scelta. Deve parlare con il rapitore dell'altra realtà, ancora in carcere a scontare la pena. Riesce così a scoprire la verità. Fa arrestare il suo collega dell'epoca, vero colpevole dell'omicidio, e salva suo figlio.
L'impatto emotivo è elevatissimo, al punto da mettere in secondo piano le pur legittime domande degli spettatori rispetto al finale dell'episodio precedente.
Anche questo episodio comunque sottolinea il vero punto di forza della serie: la capacità di raccontare l'elaborazione del lutto, il dolore
ed i sentimenti che si provano nel vivere senza la persona che si ama.
E' una serie da vedere, da commentare, da condividere. Insomma, una serie da non perdere.
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