giovedì 22 marzo 2012

Alcatraz: Webb Porter


In ogni serie televisiva c'è un episodio che rimane impresso nella memoria più di altri. Non per la trama, o per una scena indimenticabile, ma perché è diversa. E' il caso dell'episodio 11 di Alcatraz, intitolato "Webb Porter". Da piccola sua madre ha tentato di annegarlo nella vasca di casa. Lui, dopo qualche anno, l'ha ammazzata ed è finito in carcere. L'episodio dell'infanzia gli ha lasciato, però, degli evidenti disturbi mentali, in particolare un ronzio persistente  nelle orecchie che lo spinge alla disperazione. Le sue grida continue spingono il direttore a dargli, per la tranquillità degli altri detenuti, una sistemazione singola. Ad aiutarlo sarà la dottoressa Sengupta, finalmente al centro di un episodio. Attraverso la musica terapia, la dottoressa riesce ad incanalare la disperazione di Webb in uno strumento musicale: il violino. E lui, al termine dell'episodio, riuscirà a renderle il favore.

Tornato dal '63, Webb riprende gli omicidi, rispettando il suo modus operandi. Giovani donne alle quali taglia i capelli prima di annegarle nella vasca. Ma non sarà facile scoprire la sua identità, vista la diversa natura della sua detenzione. 
Questo episodio rimane nella memoria più di altri principalmente per due motivi . Il primo, è perché per la prima volta il killer non suscita nello spettatore un senso di ribrezzo ma di compassione, per un ragazzo disturbato a causa dalla violenza subita da piccolo. Il secondo, è perché finalmente scopriamo la natura della relazione tra Hauser e Lucy, e del loro amore che dura ormai da 50 anni. Pietà, dolore, speranza e amore, il tutto accompagnato dal suono struggente del violino. E sul finale, una bella sorpresa.


Un episodio da non perdere per una serie che si avvia al termine. 

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